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	<title>arricchimento del convivente Archivi &#8211; REVELINO EDITORE</title>
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	<title>arricchimento del convivente Archivi &#8211; REVELINO EDITORE</title>
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		<title>Cassazione Civ., Sez. VI, ordinanza 15 febbraio 2019 n. 4659 E&#8217; possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorio verso l’altro</title>
		<link>https://revelinoeditore.it/2019/03/06/cassazione-civ-sez-vi-ordinanza-15-febbraio-2019-n-4659-e-possibile-configurare-lingiustizia-dellarricchimento-da-parte-di-un-convivente-more-uxorio-verso-laltro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Cianciolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 07:04:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novità Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[adempimento di obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[arricchimento del convivente]]></category>
		<category><![CDATA[giusta causa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(di Valeria Cianciolo&#160; &#8211; Sez. Ondif di Bologna) L’azione generale di cui all’art. 2041 c.c. ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell&#8217;altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è <a href="https://revelinoeditore.it/2019/03/06/cassazione-civ-sez-vi-ordinanza-15-febbraio-2019-n-4659-e-possibile-configurare-lingiustizia-dellarricchimento-da-parte-di-un-convivente-more-uxorio-verso-laltro/" class="read-more">Read More ...</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://revelinoeditore.it/2019/03/06/cassazione-civ-sez-vi-ordinanza-15-febbraio-2019-n-4659-e-possibile-configurare-lingiustizia-dellarricchimento-da-parte-di-un-convivente-more-uxorio-verso-laltro/">Cassazione Civ., Sez. VI, ordinanza 15 febbraio 2019 n. 4659 E&#8217; possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorio verso l’altro</a> proviene da <a href="https://revelinoeditore.it">REVELINO EDITORE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>(di Valeria Cianciolo&nbsp; &#8211; Sez. Ondif di Bologna)</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’azione
generale di cui all’art. 2041 c.c. ha come presupposto la locupletazione di un
soggetto a danno dell&#8217;altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è
dato invocare la mancanza o l&#8217;ingiustizia della causa qualora l&#8217;arricchimento
sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di
liberalità o dell&#8217;adempimento di un&#8217; obbligazione naturale; sarà pertanto
possibile configurare l&#8217;ingiustizia dell&#8217;arricchimento da parte di un
convivente more uxorio nei confronti dell&#8217;altro in presenza di prestazioni a
vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti
dal rapporto di convivenza, da parametrare sulle condizioni sociali e
patrimoniali dei componenti (Cass. sez. III, 15 maggio 2009, n. 11330).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Un&#8217;attribuzione
patrimoniale a favore del convivente more uxorioconfigura l&#8217;adempimento di un&#8217;obbligazione naturale a condizione
che la prestazione risulti adeguata alle circostanze e proporzionata all&#8217;entità
del patrimonio e alle condizioni sociali del solvens (Cass. sez. II, 13 marzo
2003, n. 3713). Senza dimenticare che, da sempre, la giurisprudenza di
legittimità ritiene che l&#8217;arricchimento senza causa non sussiste se lo
squilibrio economico, a favore di una parte ed in pregiudizio dell&#8217;altra, sia
voluto dagli interessati, cioè quando il trasferimento dell&#8217;utilità economica
trovi giustificazione nel consenso della parte che assuma di essere
danneggiata, concretizzandosi in una vera e propria attribuzione patrimoniale a
fondo perduta atta ad avvantaggiare il soggetto che si presume arricchito; la
volontaria prestazione esclude l&#8217;ingiusto arricchimento, quali che siano per
entrambi gli interessati le conseguenze patrimoniali economiche, vantaggiose o
svantaggiose, della libera e concorde determinazione della loro volontà (Cass.
sez. I, 27 febbraio 1978, n. 1024).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>REPUBBLICA ITALIANA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SEZIONE SESTA CIVILE</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>SOTTOSEZIONE 3</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dott. FRASCA Raffaele &#8211; Presidente &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dott. SESTINI Danilo &#8211; rel. Consigliere &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dott. RUBINO Lina &#8211; Consigliere &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dott. SCRIMA Antonietta &#8211; Consigliere &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dott. DELL’UTRI Marco &#8211; Consigliere &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">ha pronunciato la seguente:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ORDINANZA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">sul ricorso 18448-2017 proposto da:</p>



<p class="wp-block-paragraph">C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA xxxxxxx, presso lo studio dell&#8217;avvocato FM, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato LD;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; ricorrente &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>contro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">P.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE xxxxxx, presso lo studio dell&#8217;avvocato GLC, che la rappresenta e difende unitamente all&#8217;avvocato LMF;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; controricorrente &#8211;</p>



<p class="wp-block-paragraph">avverso la sentenza n. 92/2017 della CORTE
D&#8217;APPELLO di TORINO, depositata il 17/01/2017;</p>



<p class="wp-block-paragraph">udita la relazione della causa svolta
nella camera di consiglio non partecipata del 08/11/2018 dal Consigliere Dott.
SESTINI DANILO.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Svolgimento del processo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">che:</p>



<p class="wp-block-paragraph">P.M. convenne in giudizio l&#8217;ex convivente
more uxorio C.V. chiedendo che, ai sensi dell&#8217;art. 2041 c.c., fosse condannato
a corrisponderle la metà del valore di un immobile intestato al solo convenuto,
che era stato costruito col rilevante contributo economico dell&#8217;attrice, o al
pagamento di altra somma pari agli importi investiti dalla P. nella costruzione
dell&#8217;immobile;</p>



<p class="wp-block-paragraph">il Tribunale di Ivrea accolse la domanda
per l&#8217;importo di 80.000,00 Euro e condannò il C. al pagamento di tale somma;</p>



<p class="wp-block-paragraph">in parziale accoglimento del gravame di
quest&#8217;ultimo, la Corte di Appello di Torino ha ridotto la somma dovuta a
25.000,00 Euro e, rigettato l&#8217;appello incidentale della P., ha condannato il C.
al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio;</p>



<p class="wp-block-paragraph">ha proposto ricorso per cassazione il C.,
affidandosi a tre motivi illustrati da memoria; ha resistito l&#8217;intimata con
controricorso.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Motivi della decisione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">che:</p>



<p class="wp-block-paragraph">col primo motivo, articolato in due
sotto-motivi, il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione dell&#8217;art.
2041 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3, &#8220;e/o omessa o insufficiente
motivazione ai sensi dell&#8217;art. 360, n. 5&#8221;: il C. afferma (sub IA) la
&#8220;inapplicabilità tout court dell&#8217;art. 2041 c.c. in ambito di convivenza
more uxorio&#8221;,- dovendosi ricondurre gli esborsi effettuati in corso di
convivenza all&#8217;adempimento di doveri morali e sociali ex art. 2034 c.c., e
sostiene (sub IB) che la Corte ha &#8220;errato nel valutare solo l&#8217;aspetto
economico&#8221;, senza considerare che i supposti trasferimenti di somme non
erano privi di causa, in quanto effettuati dalla P. &#8220;nell&#8217;ottica di
contribuire alla ristrutturazione della &#8220;casa coniugale&#8221;&#8221;, anche
al fine di provvedere alle necessità abitative del figlio allora minorenne;</p>



<p class="wp-block-paragraph">premessa l&#8217;inammissibilità della censura formulata in termini di &#8220;omessa o insufficiente motivazione&#8221; (ai sensi del vecchio testo&nbsp;dell&#8217;art. 360 c.p.c., n. 5), il primo sotto-motivo è inammissibile ex art 360 bis c.p.c., in quanto la decisione è conforme alla consolidata giurisprudenza di legittimità (da cui non v&#8217;è ragione di discostarsi), secondo cui è &#8220;possibile configurare l&#8217;ingiustizia dell&#8217;arricchimento da parte di un convivente &#8220;more uxorio&#8221; nei confronti dell&#8217;altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza &#8211; il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto &#8211; e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza&#8221; (Cass. n. 11330/2009; cfr. anche Cass. n. 1277/2014 e Cass. n. 14732/2018); il secondo sotto-motivo è parimenti inammissibile perché mira a conseguire una diversa valutazione di merito circa il fatto che gli esborsi travalicassero, nello specifico, i limiti di proporzionalità e adeguatezza rispetto al mero adempimento di un&#8217;obbligazione naturale; tanto più perché il difetto di una giusta causa non va inteso &#8211; come parrebbe proporre il ricorrente- quale assenza di una ragione che abbia determinato la locupletazione in favore dell&#8217;arricchito, ma quale carenza di una ragione che consenta a quest&#8217;ultimo di trattenere quanto ricevuto;</p>



<p class="wp-block-paragraph">il secondo motivo (che denuncia nuovamente
la violazione o falsa applicazione&nbsp;dell&#8217;art. 2041 c.c.&nbsp;e l&#8217;omesso o
erroneo esame di un fatto decisivo) è anch&#8217;esso inammissibile in quanto non
contiene alcuna specifica censura in iure, limitandosi a contestare
l&#8217;apprezzamento delle prove da parte della Corte e a sollecitare una lettura di
segno opposto, e non individua specificamente alcun fatto effettivamente
decisivo di cui la sentenza abbia omesso l&#8217;esame;</p>



<p class="wp-block-paragraph">il terzo motivo (in punto di violazione
degli artt. 91 e 92 c.p.c.) censura la sentenza per avere condannato il C. al
pagamento delle spese del grado di appello, nonostante il parziale accoglimento
dell&#8217;appello principale e il rigetto dell&#8217;impugnazione incidentale;</p>



<p class="wp-block-paragraph">il motivo è infondato in quanto la Corte
si è attenuta al criterio della soccombenza, sulla base dell&#8217;esito complessivo
della lite (cfr. Cass. 11423/2016), che ha visto accogliere seppure
parzialmente- la domanda della P., e non è censurabile in sede di legittimità
la scelta del giudice di merito di non avvalersi della facoltà di compensare,
in tutto o in parte, le spese di lite;</p>



<p class="wp-block-paragraph">al rigetto del ricorso consegue la
condanna del C. al pagamento delle spese del presente giudizio;</p>



<p class="wp-block-paragraph">sussistono le condizioni per
l&#8217;applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art.13, comma 1- quater.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>P.Q.M.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Corte rigetta il ricorso e condanna il
ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.800,00 per
compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli
esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai sensi del&nbsp;D.P.R. n. 115 del
2002,&nbsp;art.&nbsp;13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell&#8217;ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma
dello stesso art. 13, comma 1-bis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così deciso in Roma, il 8 novembre 2018.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Depositato in Cancelleria il 15 febbraio
2019</p>
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